Quello che le brave ragazze non dicono

Bronza Descuerta

Tutto quello che un uomo…

Alla fine io e il Giornalista avevamo ricominciato a sentirci. Dopo più o meno un mese di silenzio, come se nulla fosse. E nel giro di qualche giorno sono riemersi gli stessi problemi. Le sue indecisioni. Le mie insicurezze. E così oggi ci ho messo un punto. Di nuovo.

Gli ho scritto che credo sia ancora innamorato della sua ex e che, in cuor suo, stia aspettando un suo ripensamento. E che io ho passato troppo tempo a correre dietro a uomini che amavano altre donne per poter continuare a fare lo stesso errore.

Così mi sono messa l’anima in pace e ho iniziato a pensare a tutto quello che un uomo dovrebbe avere per essere quello giusto per me. E la riflessione ha preso pieghe alquanto tragicomiche…

  1. Voglio un uomo che voglia stare con me. Un uomo che sia convinto davvero che io sia la donna per lui. Un uomo che si sente fortunato a poter contare sul mio amore, sulla mia stima e sul mio rispetto. Un uomo che non ha bisogno di cercare altro, perché sa che io sono il meglio per lui. E che ogni cosa che potrebbe trovare fuori, sarebbe nulla all’idea che il meglio per lui sono io. Non è presunzione. Magari può essere utopia. Ma io non mi accontenterò mai di un uomo che non penso sia davvero il meglio per me. E vorrei lo stesso dal mio uomo.
  2. Voglio un uomo analogico. Uno di quelli che non guardano le spunte o l’ultimo accesso su whatsapp, uno di quelli che preferiscono una telefonata a un messaggio vocale, uno di quelli che, se possono, preferiscono presentarsi a casa mia piuttosto che chiamarmi. Che preferiscono un bacio ad un sms. Che si ritrovano in uno scambio di sguardi e che hanno bisogno della pelle, non del wifi.
  3. Voglio un uomo con cui passare ore e ore al cinema, con cui parlare di film, uno che sappia finire la citazione che io inizio. Voglio un uomo che sappia che radio ascolto, che se gli dico “sto ascoltando questa canzone e penso a te” sappia in quale stazione trovarla. Voglio un uomo con cui cantare a squarciagola in macchina, uno con cui ridere fino a non avere più fiato, e che non mi prende per pazza se nel cuore della notte voglio scavalcare il recinto dei giardini solo per andare sull’altalena.
  4. Voglio un uomo che sappia come muoversi nello spazio intorno a lui, che sappia trovare il pretesto per scambiare una battuta con uno sconosciuto solo per stemperare una situazione imbarazzante, che sia padrone della situazione e che non abbia bisogno di essere protagonista a tutti i costi. Che sappia che non tutto gira intorno a lui, ma che sappia di essere parte importante di quel girotondo.
  5. Voglio un uomo che ami la moto, i viaggi, la musica, le passeggiate, ma che sappia anche godere di una domenica pigra passata a letto. Che non abbia la frenesia del fare qualcosa a tutti i costi, ma che mi venga dietro nei momenti in cui non riesco a stare chiusa in casa, a costo di uscire a prendere la pioggia. Uno che si stenda in giardino con me, con il naso all’insù, solo per vedere quante stelle riusciamo a contare.
  6. Voglio un uomo che sappia valorizzarmi, che mi conosca ma che si lasci stupire da me ogni giorno. Un uomo che non ha paura di lasciarmi splendere, che non si sente minacciato dai miei successi ma che ne gioisce come e più di me. Voglio un uomo che mi guardi come i bambini guardano i regali di natale sotto l’albero, nell’attimo prima di poterli scartare.
  7. Voglio un uomo che ami il suo lavoro, che faccia qualcosa che lo appassiona, che ogni mattina si alzi con la voglia di imparare, di crescere, di fare qualcosa di nuovo. Perché sono così io, e non potrei mai stare con un uomo che non ama profondamente ciò che fa.
  8. Voglio un uomo che sappia sognare, che abbia i piedi per terra ma che abbia lo sguardo rivolto verso il cielo. Uno che non si pone limiti, uno che sa che cos’è la passione e la insegue sempre. Voglio un uomo che non insegue i mulini a vento, ma che, se vuole, impara a costruirne uno.
  9. Voglio un uomo che non chiede “Posso?”. Voglio un uomo che mi zittisce, che si prende quello che vuole senza il timore di essere respinto. Uno che mi dà il primo bacio senza il terrore del rifiuto, che si prende il rischio di un ceffone in pieno viso. Un uomo a cui basta guardarmi negli occhi, per sapere quello che può fare.
  10. Voglio un uomo che ami me. E che mi sfidi ogni giorno ad essere una donna migliore di quella che ero il giorno prima. Voglio un uomo che non ne abbia mai abbastanza di me, anche quando sono insopportabile, intrattabile e incazzosa. Che sappia come rispondere alle mie provocazioni quando cerco un pretesto per litigare. Voglio un uomo che ami il peggio di me. Perché io sono ingombrante, in tutti i sensi, e deve amarmi anche per quello.

Voglio un uomo che forse non esiste. Ma che io continuerò a cercare finché non l’avrò trovato.


Sorridere. Ancora.

È passato ormai più di un mese da quando io e il Giornalista abbiamo iniziato a scriverci. E ancora non abbiamo smesso.

Certo, di mezzo c’è stata anche una sua sparizione di quasi una settimana, che si è conclusa ieri con una serie di messaggi che mi hanno lasciata a bocca aperta.

La storia con la sua ex ancora non la mette da parte. E io e lui non ci siamo ancora visti. Così ieri, dopo non essersi fatto vivo per una settimana, mi ha scritto semplicemente “Mi dispiace se sono sparito, ma sono instabile come non mai!”. E da qui è partita una lunga chiacchierata che ad un certo punto è sfociata nelle confessioni.

Mi ha detto di avere avuto delle avventure, da quando la tipa l’ha lasciato. Tutte cose da uno o due giri in giostra, poi addio. E mi ha detto che invece con me non se la sente. Che sa che non sarebbe una botta e via. Perché io sono una donna, non una con cui godersi una botta e via.

E ci sono rimasta di sasso. Perché dopo una settimana di silenzio, questa non me la sarei mai aspettata.

Fatto sta che gli ho chiesto di chiarirsi le idee. E di non avere fretta di farlo, perché io non voglio lasciarmi andare con una persona che non è ancora pronta davvero a conoscermi.

Però mi sta scombussolando. Sono costretta ad ammetterlo. Mi sta facendo venire voglia di vedere come potrebbero proseguire le cose. Mi sta facendo venire voglia di provare a perdere l’equilibrio per trovarne uno diverso.

E intanto continuo a respirare aria pura. E intanto continuo a sorridere senza pormi il problema di domani.


Sorridere

Mi sta succedendo una cosa che non mi capitava da un po’ e che mi sta lasciando spiazzata. Un uomo mi sta facendo sorridere. E lo trovo davvero molto strano.

Il Giornalista ha la mia stessa età e l’ho conosciuto anni fa perché collaborava esternamente con l’azienda in cui lavoravo. All’epoca ero ancora insieme al mio ex storico ma mi era piaciuto da subito. Alto, moro, divertente, giocatore di basket e con il mio stesso pallino per la scrittura. Poi ho lasciato il moroso, cambiato lavoro e città, e non ci siamo più incontrati. Ma io avevo il suo numero, lui il mio, eravamo pure amici su facebook, quindi non ci siamo mai davvero persi di vista.

Qualche mese fa una mia amica mi ha convinto a scaricare Tinder, ma mi diverto solo ed esclusivamente a trollare chi mi contatta… Sabato scorso ad uno che mi scriveva “Dai dimmi che anche tu sei a letto da sola e vuoi compagnia” io ho risposto “A dirla tutta sto facendo le pulizie e mi servirebbe una mano!”. Eppure un paio di settimane fa Tinder mi ha riservato una di quelle sorprese che non mi aspettavo…

Ad un certo punto mi è comparso davanti il giornalista. Ed io ho istintivamente messo like. Quello che non pensavo è che potesse averlo messo anche lui. Così con la scusa del “ma non potevi semplicemente scrivermi un messaggio invece che mettermi il like qua?” abbiamo iniziato a scriverci… E ci stiamo scrivendo ancora adesso, ogni giorno, fino a tarda notte…

E non mi sembra neanche vero… Non mi sembra vero perché mi diverte, mi fa sorridere, mi intriga, mi piace. Eppure non abbiamo ancora mai parlato dell’ipotesi di rivederci. Scherziamo, ci stuzzichiamo, parliamo di cinema, di musica e di stronzate. Ci provochiamo. Ed è piacevole. Perché è una cosa leggera, senza pressioni, senza forzature. Per la prima volta dopo tanto tempo mi trovo ad avere a che fare con una persona che non ha legami in corso e che si vive le cose con serenità. È tutto così naturale che non mi sembra possibile! E, chiaramente, sa scrivere. Non fa a pugni con la punteggiatura, non fa errori ortografici, non sbaglia tempi verbali… Poi quando ha scritto la prima volta “Giù di lì” con tutti gli accenti al posto giusto ho sbarellato davvero!

Ma un ma c’è… È stato mollato dalla ex a dicembre, dopo una storia che, a quello che so, è durata almeno 2/3 anni… Ed è stato anche abbastanza chiaro sul fatto che ancora quella ferita non si è chiusa.

Ecco, diciamo pure che se c’è una cosa che mi frena, adesso, è proprio quella. Il pensiero di potermi lasciar prendere da una persona che fra un mese magari mi dice “Io non riesco a togliermi dalla testa la mia ex”…

Ma cerco anche di non farmi troppe paranoie, perché per come stanno adesso le cose, domani potrei anche non sentirlo più. Ma non sarebbe un problema.

Questa situazione è talmente una boccata d’aria fresca, che anche se finisse domani ne sarei contenta, perché almeno mi sono ricordata che posso respirare ancora aria pura!


Dita da assecondare

Sono tornata qui non so neanche come, quasi non ricordavo la password e l’interfaccia è parecchio cambiata. Ma per la prima volta dopo tanto tempo ho avuto la necessità di assecondare dita che chiedevano solo di scorrere su una tastiera senza filtri.

Ed ecco che i pensieri tornano a prende forma da soli, come succedeva parecchio tempo fa e come non succedeva più da molto.

Scrivo da un altro computer. Ed è un cambiamento epocale. Mi sono decisa a mandare definitivamente in pensione il mio vecchio pc, comprato nel 2005, dopo un decennio di onorato servizio. Con lui ci ho scritto due tesi, migliaia di post su blog diversi, molti anche per lavoro. Quel computer mi ha visto innamorata, mi ha vista lasciare il mio ex, poi mi ha vista innamorarmi di nuovo, poco a poco, spesso cercando di negarlo. E adesso forse mi vede iniziare qualcosa di nuovo. Chi lo sa…

Venerdì in ufficio un mio collega mi ha detto “Mi sa che tu sei proprio una bronza cuerta…”. così il pensiero di questo posto è tornato prepotentemente.

A dirla tutta ci pensavo da un po’… Un mesetto fa a cena con un’amica si parlava di blogger improvvisati e di gente che usa questo strumento per innalzarsi a fantomatici guru di qualsiasi cosa e lei mi ha detto “Certo che tu un blog dovresti averlo sul serio… Sai quello che dici, sei competente, sai fare il tuo lavoro rendendolo facile a chi non lo conosce, e soprattutto hai un vero talento per la scrittura. Io lo vorrei leggere il tuo blog, se ne avessi uno.”

Così ho preso il cellulare e le ho fatto vedere che io un blog ce l’avevo davvero (non questo, un altro vecchio blog, il mio primo, quello in cui ho davvero iniziato tutto). E insomma, mi ha detto che secondo lei dovrei ricominciare a scrivere… Mi ha detto “Ti immagini? Tu a quest’ora potresti essere come Memorie di una Vagina… Tu c’eri da molto prima di lei!”, e io le ho spiegato che sono fuggita da questo mondo proprio quando iniziavano a leggermi troppe persone, e i miei pensieri non mi sembravano più miei…

Però non posso non ammetterlo. Scrivere mi manca. Lo faccio per lavoro, si, vero. Gestisco tanti blog per lavoro, ma sono tutti seri, posti in cui non posso certo concedermi il lusso di scrivere quello che desidero esprimere. Ma chissà, magari mi tornerà la voglia di farlo con continuità… O magari no, e questo resterà soltanto un pensiero nell’etere…

Comunque vada, ho riprovato per qualche minuto quella sensazione che un tempo era quasi una droga, quella libertà di poter esprimere i pensieri senza preoccuparsi di chi li legge o di come li interpreta, solo per il gusto di lasciarli uscire.

Potrebbe essere un ritorno, oppure no. Intanto ho assecondato le dita ed è quello che mi serviva.


7 minuti con Dracula

Avevo immaginato quell’incontro migliaia di volte, ci avevo fantasticato così tanto che ormai credevo fosse destinato a rimanere soltanto una fantasia. Ci eravamo incrociati ormai più di una volta, senza mai riuscire a trovarsi realmente una davanti all’altro da non riuscire quasi più a credere che un giorno potessa davvero succedere. E i momenti in cui ho creduto che quell’incontro non ci sarebbe mai stato sono stati davvero troppi. Dopo che siamo stati nello stesso posto nello stesso giorno, ma in momenti diversi, ho davvero creduto che non ci saremmo mai incontrati.

Finalmente eravamo nello stesso posto e nello stesso momento. Sapevo dov’era, sapeva dov’ero. E aspettavo con impazienza il momento in cui me lo sarei trovato davanti, dissimulando l’attesa tra un saluto ed una chiacchierata con le persone che conoscevo in mezzo a decine di visi sconosciuti che erano intorno a me.

L’ho visto entrare in quell’enorme salone a passo deciso, con la coda dell’occhio. Istintivamente mi sono voltata ed i suoi occhi mi hanno trovato i miei in mezo a quella moltitudine di sguardi. Il suo viso si è illuminato di un’espressione stupita. ho visto il suo dito puntare verso di me, come a dire “Ti ho trovata!”, mentre l’espressione stupita lasciava spazio ad un enorme sorriso.

Di tutte le cose che avevo immaginato su quel momento, l’unica che corrispondeva alle mie fantasie era il luogo. Sapevo anche che probabilmente quel primo incontro sarebbe stato in mezzo ad altre persone, ma mai l’avevo immaginato così affollato. E mentre si avvicinava a me pensavo soltanto a quanto avrei voluto che intorno non ci fosse nessuno.

Ci siamo salutati come se ci conoscessimo già, per non dare nell’occhio… Un veloce abbraccio, baci come tra vecchi amici, per poi fargli posto a sedersi accanto a me. Come stai. Come va. Quanta gente. Mi fa piacere vederti. Anche a me. Frasi dette per dissimulare un pizzico di inevitabile imbarazzo. E intanto lo scoprivo più sorridente e chiacchierone di quanto pensassi.

E poi gente. gente su gente. Gente che si avvicina per parlare con lui. Gente che si avvicina per salutare me. E il telefono che suona. E gente che richiede la sua presenza. Si è allontanato ma non mi ha persa di vista.

“Ma se io avessi voglia di un caffè?”
“Te lo offrio io…”

Un modo come un altro per tentare di fuggire da tutta quella gente.

E le carte che si svelano mentre tentiamo di prendere il caffé dalla macchinetta dell’acqua.

“Si vabbé… Tento di prendere il caffè alla macchinetta dell’acqua… Che effetto mi fai!”

Sussurrato quasi sottovoce per non farlo sentire ad orecchie indiscrete.

“Beh… Mica mi dispiace…”

Sussurrato quasi sottovoce per non farlo sentire ad orecchie indiscrete.

Una risata, un’intesa che si svela.

Ma tutta quella gente intorno non voleva saperne di sparire. E ancora gente che si avvicina, gente che lo chiama, gente che richiede la sua attenzione.

Per poi tornare di nuovo da me.

“Tra venti minuti devo scappare”
“Non ti preoccupare, in stazione ti ci porto io”
“Non posso disdire la navetta… Che dici, andiamo da un’altra parte?”
“Si!”

Lo seguivo mentre tentavamo di uscire da quel posto, ma stavolta tocca a lui rincorrere l’attenzione di altra gente.

“Scusami ma devo assolutamente parlare con quella tipa insieme al mio socio… Porta pazienza, arrivo”.

E intanto quei venti minuti correvano veloci senza che riuscissimo a restare da soli.

Ormai la navetta era pronta per partire.

“Devo prendere la valigia… Vieni con me. Recupero le chiavi dell’ufficio…”

E invece il suo socio l’ha seguito a prendere la valigia, senza che potessi andare con lui io.

Un abbraccio, un bacio. Mentre la navetta lo aspettava.

“Scusami… scusami… avrei preferito fare altro ma avevo da fare…”

E lo sapevo già da prima… Sapevo che per me quello era tempo libero e per lui lavoro. Quindi non riuscivo neanche a prendermela. Eppure mentre si allontanava pensavo che almeno un bacio l’avrei voluto.

D’impulso ho preso il telefono e gli ho scritto.

“Ma se venissi in stazione a salutarti? Hai il treno subito o hai tempo per un saluto?”

La sua risposta tardava ad arrivare. Intanto i minuti passavano e mi sembravano interminabili.

“Beh, ma se io resto qui ad aspettare una sua risposta poi mica faccio in tempo a raggiungerlo…”

E nel giro di un attimo ero in macchina, sulla strada verso la stazione, con la paura di non riuscire ad arrivare in tempo. E chissenefrega se non ho salutato le persone che “ci ribecchiamo dopo, tanto sono qua”… Avevo altro nella testa.

Poi la sua risposta

“è meglio se ci vediamo un’altra volta con calma… Arrivo in stazione e devo saltare in treno”
“Sono già in macchina… Arrivo!”

Intanto pregavo di non trovare ingorghi che mi impedissero di arrivare in tempo, consultando il navigatore nella speranza di avere preso la strada più veloce. Non riuscivo a pensare ad altro. Avevo passato quel poco tempo con lui a desiderare di toccarlo, immaginando una porta che si chiudeva dietro di me, per poterlo toccare, stringere, baciare. Per poter intrecciare le mie gambe intorno ai suoi fianchi, per poter sentire quelle mani su di me. Anche solo per un minuti.

Non potevo lasciare che andasse via senza averlo neanche sfiorato.

“Sono qua”
“Dove? Sono davanti alla stazione… Corri!”

La macchina lasciata al lato della strada con le quattro frecce accese. Una corsa verso l’ingresso della stazione, per vederlo cercarmi tra la gente, per vederlo venire verso di me dopo avermi trovata, con gli occhi contenti e il sorriso sorpreso.

Un abbraccio. Un bacio. Stavolta un po’ più calorosi ma non troppo. C’era ancora troppa gente intorno.

“Tu sei pazza!”
“Non ho mai detto di non esserlo!”

E finalmente soli, in macchina.

“Fra quanto hai il treno?”
“Tra sette minuti”

Le parole svaniscono per lasciare il posto a lingue e labbra che s’incontrano. E le sue mani addosso a me, fra le mie gambe, sotto alla mia maglietta, sul mio seno. E la sua bocca, sulla mia bocca, sulla mia pelle. E i suoi morsi. Sulla mia bocca. Sulla mia pelle. Mentre riempivamo quel poco tempo con i baci immaginati centinaia di volte. Sette minuti in cui sono riuscita a sentire soltanto la sua voglia di possedermi. E con quei morsi, a modo suo l’ha fatto.

“Adesso devo proprio scappare… E mi tocca pure salire in treno col pisello duro!”

Detta con quell’accento toscano che ancora mi suona nella testa e che a pensarci mi fa scoppiare a ridere.

“Tu lo sai, vero, che io domani avrò i tuoi morsi sul collo?”
“Ma va figurati…”
“Guarda che domani ti arriva la foto…”
“Ma mica ti ho morsa forte!”

foto(3)

“Cristo!”
“Mica dico balle… Dracula ;-)”


Le stelle cadenti e poi l’alba…

Io e il Modello ci vediamo poco e ci sentiamo forse meno. Ma quando torna a casa non perdiamo mai l’occasione per passare una serata insieme. E pensare che ci siamo persi di vista per anni. Poi l’anno scorso, la sera di Natale, ci siamo ritrovati in un locale. Poi io sono stata a Roma per lavoro e ne abbiamo approfittato per passare una serata bellissima insieme (con Micuzza special guest :-P).

Ci siamo poi rivisti in primavera, quando è stato a casa per il ponte del 25 aprile. E poi ci siamo rivisti venerdì. Lui era a casa da qualche giorno ma io non ero riuscita a liberarmi prima. L’ho raggiunto al campetto di calcio e quando mi ha vista mi ha abbracciata forte forte, mi ha guardato con quegli occhi che per me saranno sempre quelli del bambino che adoravo quando ero la sua animatrice all’estate giovane ma che ora sono diventati maturi ed ammalianti, poi mi ha sussurrato “Guada che roba, sei sempre più sexy!”. Ha ripetuto il complimento poco dopo, mentre io parlavo con sua mamma. Mi è arrivato da dietro, mi ha cinto la vita con un braccio e a sua mamma ha detto “Garda mamma che spettacolo… E’ sempre più bella!”

Che poi io adoro pure sua mamma, da sempre. E’ riuscita a crescere non uno, ma ben 4 figli maschi fenomenali. Uno più gentile dell’altro, educati, simpatici, belli. E io ogni volta che la vedo le dico che al posto suo, con cinque uomini in casa, sarei impazzita. Oltrettutto negli ultimi anni ha dovuto crescerli da sola, quei quattro figli, dopo che un tumore ha portato via suo marito. Insomma, una donna di quelle toste, ma con una gentilezza e una dolcezza incredibili, che è stata bravissima a tramandare ai figli.

Io, che ai complimenti non sono abituata, mi lascio cullare ogni volta dalle parole del Modello.

Lui ci sa fare con queste cose. Ogni volta che ci vediamo è in grado di pomparmi l’ego come nessu altro. Dice che non è solo una questione di aspetto fisico, ma che è una questione di pelle. Dice che si percepisce che sono una femmina vera.

Ora che siamo grandi neanche me ne rendo conto di quei cinque anni di differenza, ma se penso che lui era uno dei “miei bambini”, quando avevo 15 anni, un po’ di impressione mi fa. E devo essere sincera… Già all’epoca era decisamente uno dei miei preferiti.

Abbiamo passato la serata a chiacchierare, a ridere, a scherzare e man mano che la gente si allontanava i discorsi si facevano sempre più fitti, tra una birra e l’altra. Che tipo alla settima rossa io ho perso il conto… E altre due o tre birre dopo, quando eravamo rimasti io, lui, due suoi fratelli più grandi, una morosa e una nostra amica, sono spuntate pure delle canne.

Il cielo era una meraviglia. Dopo tanti giorni di pioggia quella era una serata finalmente limpida, con milioni di stelle che splendevano sopra di noi, nel campetto ormai rimasto buio. Poi le stelle hanno addirittura iniziato a cadere. Io ne ho viste ben quattro. E poi insieme abbiamo visto pure l’alba. Che pareva brutto andarsene via quando il giorno iniziava a fare capolino.

E uno dopo l’altro se ne sono andati pure i fratelli e l’altra amica, finché siamo rimasti solo noi due. Mi ha accompagnata alla macchina, consapevoli che non saremmo riusciti a rivederci prima che lui tornasse a Roma, e ci siamo stretti stretti in un abbraccio di quelli che fanno bene all’anima. E quell’abbraccio sembrava non voler finire mai. Poi mi ha dato un bacio sul collo e mi ha detto solo “Adesso è meglio che me ne vada, altrimenti cosa succede non lo so…”

Io sono rimasta un po’ di sasso, anche se non è la prima volta che fa di queste battute. Io ho fatto la finta tonta…

“Beh cos’è che avrei fatto io? Perché te ne esci così?

“Dai che lo sai… Se rispondi così vuol dire che lo sai…” ha detto lui…

Poi mi ha dato un altro bacio sulla guancia e se n’è andato, mentre io salivo in macchina e tornavo a casa.

Ha detto che mi aspetta a Roma insieme alla nostra amica la settimana dopo Ferragosto, che io sono in ferie e la sua coinquilina va a New York…

Chissà…


Si. A volte sono un po’ zoccola…

La prima persona che ho conosciuto quando sono venuta ad abitare in questo appartamento è stato l’uomo che vive all’ultimio piano della mia palazzina. Appena l’ha visto mia sorella l’ha soprannominato Richard Gere, per il suo aspetto belloccio, la chioma scapigliata e brizzolata, l’attenzione all’abbigliamento e l’evidente cura per se stesso.

Ci incrociamo spesso sulla porta, davanti casa, ma anche in giro… Frequentiamo gli stessi posti, abbiamo più di qualche amico in comune.

Mi è capitato più di una volta di fantasticare su di lui, e ammetto che in più di un’occasione ho evitato di chiudere le finestre in casa proprio per fare in modo che lui buttasse casualmente l’occhio dentro… Che io potevo essere al lavandino a lavare i piatti, al fornello a cucinare, ma anche in camera a cambiarmi.

Stasera ho voluto giocare un po’…

Quando l’ho visto uscire con la borsa della palestra sapevo benissimo che sarebbe rincasato dopo un’ora. Mi sono fatta la doccia, mi sono massaggiata la crema corpo profumata, ho indossato la camicia da notte più carina sulla pelle nuda. Niente bincheria. E un bottone maliziosamente aperto.

Quando è rientrato ero alla finestra che accendevo una candela di citronella, e non si è lasciato scappare l’occasione di attaccare bottone.

E io ho volutamente zoccoleggiato un po’. Ho lasciato che mi guardasse, che scrutasse oltre quel poco che avevo addosso, ho dato seguito ai suoi discorsi che altro non erano che un modo per prolungare il tempo per poter sbirciare.

L’ho lasciato immaginare…

Dopo un po’ l’ho salutato con la scusa della lavatrice che aveva finito, mentre prendeva le chiavi di casa mi ha detto “se hai bisogno di qualsiasi cosa sai quale campanello suonare”

Avrei voglia di suonare al suo campanello con due birre ghiacciate.

Ma lo farò un’altra volta… Per adesso il gioco va bene così.

camicia da notte